May 13 • 13M

Non esiste alcuna Certificazione SEO di Google

E come abbiamo fatto rimuovere le indicazioni su Keyword Density e Articoli da 300 parole!

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FastLetter - Una fonte buona dalla quale aggiornarsi
a cura di Giorgio Taverniti
N. 25 - 13 Maggio 2022

Di cosa parliamo

  • Non esiste alcuna Certificazione SEO di Google

  • La disinformazione del Modulo SEO di Google

  • Il ringraziamento a Danny Sullivan

  • Perché Google non fa una Certificazione SEO?

  • Perché non si trovano più SEO?

  • Saluti

Premessa: ho finalmente consegnato il mio libro su Google. Tratterà la più grande rivoluzione che ha apportato dalla sua nascita. Tratterà tutto ciò che è oggi e che sarà domani. È pronto. A breve lo annunceremo. Sono veramente soddisfatto. L’ultimo libro che ho pubblicato risale al 2013, sono passati quasi 10 anni. Per questo motivo la FastLetter è stata poco costante. Per questo motivo e per il WMF, che è oramai agli sgoccioli. Stiamo creando un evento senza precedenti, sarà un’edizione storica. Spero di abbracciarvi in tanti.

Per questo motivo non riuscirò a pubblicare molte edizioni della FastLetter. Sapete che non sono fissato con la pubblicazione costante: pubblico quando c’è qualcosa di veramente importante e quando ho il tempo di curare questo progetto di divulgazione.

Oggi mi sto sforzando a scrivere perché quanto è successo nel mondo SEO è di rilevanza internazionale ed è importante che, insieme, tutte le persone che hanno a cura una buona cultura SEO, condividano quanto è accaduto. Per un’Internet Migliore!

Finalmente tutti noi abbiamo una risposta ufficiale di Google su due delle bufale più grandi della SEO: la Keyword Density e le 300 parole. Anche prima la avevamo, tramite le parole di Matt Cutts, ma oggi è ancora più forte.

E questa edizione straordinaria della FastLetter, ci consente di prendere i classici due piccioni con una fava:

  1. Il libro che a breve sarà disponibile, non è semplicemente un libro, ma sarà al centro del mio progetto di divulgazione dei prossimi 10 anni. La FastLetter lo supporterà, approfondendo le tematiche che poi saranno archiviate nel sito del libro, fornendo così una sorta di divulgazione continua ed aumentata.

  2. Questa edizione è un approfondimento di una di quelle parti. Una sorta di piccolo Spin-off. La pubblico qui, poi la inserirò sotto forma di approfondimento nel sito.

Iniziamo, con il classico suono della pagina che gira, per indicare che stiamo cambiando sezione.


NON ESISTE ALCUNA CERTIFICAZIONE SEO DI GOOGLE

Riccardo Mares ha aperto una discussione su Connect.gt dal titolo [Polemic] Certificazione SEO di Google: dove fa notare che Barry Schwartz effettua il più classico dei suo colpi da maestro. Il clickbait.

O meglio, così viene percepito da molti e divulgato. Sono fioccati gli articoli che descrivono la notizia come una Certificazione SEO.

Il titolo del suo articolo è Google Offering SEO Certification Taught By Googlers As Part Of Digital Marketing Cours. La certificazione è però su Digital Marketing & E-commerce, tra queste cose c’è anche la SEO.

È una questione di interpretazione ci fa notare Gianluca Fiorelli. Forse, aggiungo io nella mia testa, SEO Certification, semanticamente, può assumere un significato diverso da quello che intendiamo noi, distante dalla parola attestato o certificazione.

Come dire hai l’attestato che sei un E-commerce Manager e con questo io certifico che sei bravo o brava ad attirare visitatori dalla Ricerca o ad effettuare una Campagna di Advertising.

La verità è che bisognerebbe stare attenti, c’è un limite etico. Qualsiasi azione sporca che fai per aumentare la visibilità è rischiosa. E le discussioni tra me, Riccardo e Gianluca poi non servono a niente se il danno è fatto. Perché sono le azioni che contano, non le parole, ovvero decine di articoli sulla Certificazione SEO di Google, che non esiste. Al momento.

Certo che in America sono bravi a trovare un ago in ogni pagliaio, estrarlo, dire che non è un ago, che è un diamante. E che quel diamante in realtà è tutto il pagliaio. Noi in Italia siamo bravi a fare altro, a trovare quell’ago, a toglierlo e fare in modo che chiunque voglia usufruire del pagliaio non si faccia male.

Scusate il parallelismo che faccio sempre tra America e Italia, che è sbagliato. Già è sbagliato dire America. Ma anche in lingua inglese c’è chi toglie gli aghi e anche in lingua italiana c’è chi vende aghi per diamanti. Ma quando si tratta di Google, solitamente, ho l’impressione che ci sia una sorta di reverenza.

Ora tutte queste parole vi potrebbero sembrare troppe, ma in realtà servono per dare a tutti noi il contesto nel quale siamo.

È arrivato quindi il momento di mostrare come noi Italiani siamo bravi e brave a togliere gli aghi.


LA DISINFORMAZIONE DEL MODULO SEO DI GOOGLE

Nel modulo dedicato alla SEO, nella certificazione di Google dal nome Digital Marketing & E-commerce, viene insegnata una SEO che non è mai esistita. Lo segnala Emanuele Ricci, sempre nella discussione su Connect.gt. Emanuele, a te va il mio grazie per aver trovato l’ago che fa male.

Questa parte dice:

"Come evitare il keyword stuffing. Ecco alcune azioni che puoi intraprendere per assicurarti di non fare keyword stuffing:

  • Scrivi più di 300 parole sulla tua pagina web. È più probabile che la tua pagina web venga classificata più in alto nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca se scrivi un volume maggiore di contenuti di qualità.

  • Mantieni la densità delle parole chiave al di sotto di uno standard di settore del 2%. Ciò significa che il 2% delle parole sulla pagina web o meno dovrebbero essere parole chiave target.

  • Presta attenzione al posizionamento delle parole chiave. Le tue parole chiave dovrebbero essere utilizzate solo una volta nei seguenti punti di ogni pagina del tuo sito web: titolo della pagina, sottotitolo, primo paragrafo e conclusione del corpo."

Ora è importante chiarire come tutte e tre i punti siano falsi. Certo, sono insegnati da Google, ma sono falsi. E non di poco, queste sono proprio bufale.

  1. Il keyword stuffing è una tecnica di spam che si basa sulla ripetizione delle parole chiave. Non ha niente a che fare con il numero. Infatti, anche se scrivi più di 300 parole, facciamo 30.000, puoi fare keyword stuffing ripetendo alcune poche parole mettendole una dopo l’altra senza alcun senso.

  2. Di conseguenza, non ha nessun impatto la keyword density. Perché appunto il keyword stuffing si basa sulla ripetizione, non sulla percentuale. Infatti, puoi fare keyword stuffing stando sotto il 2%. Non c’entra niente.

  3. Quelli di Google insegnano che la chiave va inserita una sola volta in tutti quei luoghi, ma non solo questa cosa è falsa, nell’elenco dei luoghi citati viene inserito il “primo paragrafo” che è una roba primi anni 2.000. Diciamo che è il meno grave, le altre due sono bufale, questa è una cosa che è cessata di funzionare 20 anni fa.

Aldilà del video di Matt Cutts e della mega discussione del 2014 contro la Keyword Density e le cavolate divulgate, ogni tanto ritornano questi miti. È difficile superarli se non con una buona divulgazione e sullo stare vigili, suggerendo le risorse giuste.

E questo vi posso assicurare che è uno degli obiettivi del libro che sto per pubblicare: aumentare la cultura nel nostro settore, facendo fare a tutti noi un passo avanti.

Se anche Google f a questi scivoloni, la cosa è grave. Ma ora è arrivato finalmente il momento di lasciarsi alle spalle queste minchiate SEO.


IL RINGRAZIAMENTO A DANNY SULLIVAN

Nel video dove ho chiesto scusa c’era una cosa che avevo promesso di fare: non avrei più fatto un video nell’immediato, dando contro a Google. Prima di farlo, li avrei contattati. E sarebbe stato veramente facile farci un video visto che Google insegnava la Keyword Density.

Invece ho fatto quello che ho promesso: ho preso le informazioni di Emanuele e ho scritto a Gianluca Fiorelli. Ho detto, Gianlu, contatti Danny Sullivan per questa grande disinformazione? Gianluca lo ha fatto.

La risposa di Danny Sullivan a Gianluca, me e tutta la community di Connect.gt non si è fatta attendere:

Riccardo Mares risponde a Danny ringraziandolo e facendo notare che è dentro una SEO Certification e Danny risponde che non c’è alcuna SEO Certification. Giusto così per chiarire e per la cronaca.

Ma ovviamente la risposta di Danny è di portata Internazionale. Primo perché è ufficiale in modo molto forte, chiaro e diretto, che non consigliano né limiti di parole, né density e altre robe simili. Secondo, perché subito dopo quei consigli SEO nella Certificazione Digital Marketing & E-commerce, SPARISCONO.

Non abbiamo solo le parole di una persona, ma le azioni concrete. L’ago nel pagliaio che rischiava di fare male a tante persone ora non c’è più.

Per questo, Danny, grazie.

E grazie a tutta la community di Connect.gt che ancora una volta ha un’influenza in questo nostro mondo. Grazie ad Emanuele, a Riccardo e a Gianluca che si fa portavoce delle cose che accadono in Italia.

Oggi abbiamo la possibilità di risolvere la questione con poche righe. Ogni persona che farà questa domanda o che porrà il quesito gli si potrà mettere un link.

Certo, esisteranno sempre articoli come quello su HTML.it che è alla stregua del complotto. Qualcuno dovrebbe dire alla loro redazione che questo modo di fare informazione non solo non è etico, ma fa male al brand di HTML.it.


PERCHÉ GOOGLE NON FA UNA CERTIFICAZIONE SEO?

Va messo agli atti che c’è anche una polemica in corso: secondo alcuni, Google non può rilasciare un certificato SEO. È una polemica su una fake news, ma è comunque uno spunto importante. Io non ci troverei niente di sbagliato. Primo la SEO fa parte del Digital Marketing, secondo Google ha certificazioni per qualsiasi cosa, dovesse farla sulla SEO sarebbe per noi una grande opportunità. Che sia Danny Sullivan a tenere le lezioni.

Capisco, ovviamente, che non essendo una scienza esatta c’è chi storce il naso, ma d’altra parte c’è tutto un lato tecnico di implementazione che invece è proprio scienza esatta. Il problema è confondere il nostro mestiere con la garanzia del risultato e quindi per molti è come se Google stesse dicendo: chi prende la certificazione, garantisce la prima posizione. Ma non è per niente così.

È la nostra percezione che è così. D’altra parte, chi prende la certificazione in Google ADS non lo fa sulla base dei risultati che porta, ma sulla conoscenza della piattaforma.

La SEO ha più di una piattaforma che regola la comunicazione tra il sito e l’ecosistema di Google e di altri, non capisco perché non si possa fare. E inoltre i principi generali di funzionamento possono essere insegnati senza entrare in quella materia oscura del dipende. Scusate eh.

Ho una visione diversa, ma capisco che, come percezione, potrebbe essere davvero complessa da inquadrare nel nostro settore e attirerebbe davvero un sacco di disinformazione. Forse è questo il motivo per il quale Google non lo farà: non perché non si possa fare, ma per i danni che potrebbe fare la percezione di questa certificazione.


PERCHÉ NON SI TROVANO PIÙ SEO?

Vi invito a partecipare ad una discussione su Connect.gt dal titolo perché non si trovano più SEO. Nasce dalla precedente sulla Non Certificazione SEO e ho lasciato un commento, ma vorrei sapere anche da voi come la vedete.

Il riassunto del mio pensiero è il seguente:

Un tempo c'era solo Google e le persone che entravano su Internet in quell'epoca vedevano in Google qualcosa da sfruttare. Quindi si attivava la morbosa curiosità della ricerca e di farci un business. Poi si è passata questa cosa ai social e ora al mondo crypto. Oggi si arriva alla SEO in modo diverso, ne arrivano di meno e con meno spirito curioso.

Come in tutte le cose della vita, chi arriva primo ha quella cosa dell'autenticità che è difficile da passare alle nuove generazioni.

Cosa ne pensate?


Saluti

Ed eccoci alla fine.

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